IL NUMERO

1.000.000.000

Saranno 1.000.000.000 i rifugiati climatici entro il 2050, secondo numerosi studi e ricerche sui cambiamenti del clima, tra cui il rapporto “Lancet Countdown” della prestigiosa rivista scientifica “Lancet”. Il cambiamento climatico, infatti, influisce e lo farà ancora di più sui fenomeni migratori, per cui ci saranno sempre più persone costrette a spostarsi per sfuggire da eventi meteorologici catastrofici, in aree del mondo diventate inospitali.

Secondo un rapporto di Oxfam International (la confederazione internazionale che raccoglie organizzazioni non profit che combattono la povertà nel mondo), nei primi nove mesi del 2017, circa 15 milioni di persone hanno abbandonato le proprie case a causa di un evento meteo estremo. Di questi, in 14 milioni provenivano da Paesi a basso reddito. Si calcola che tra il 2008 e il 2016, i rifugiati climatici siano stati poco meno di 22 milioni all’anno. Tra i Paesi più colpiti il Bangladesh, l’India e il Nepal, flagellati da catastrofiche inondazioni, che hanno coinvolto 43 milioni di persone e provocato oltre 1.200 vittime. Nel 2015, dalle Isole Fiji sono fuggite oltre 55 mila persone a causa dei cicloni.

La preoccupazione per le migrazioni climatiche si è estesa anche agli esperti di sicurezza globale. Vedi il recente rapporto di Environmental Justice Foundation in cui si afferma che il massiccio spostamento di persone provocherà forti tensioni politiche, sociali ed economiche.

Il rapporto “Lancet Countdown”, sottolinea che, oltre gli effetti economici e sociali, ci saranno anche effetti sulla salute globale, causati dalle ondate di calore, dall’inquinamento dell’aria, ma anche dalla diffusione di malattie finora presenti solo nelle aree tropicali, come Chikungunya, febbri Westnile, Dengue, malaria e Zika. In Italia già ne sappiamo qualcosa.