DAILY LA DATA

13 settembre 1968
Sequestrato “Teorema” di Pasolini

La Procura di Roma lo ritiene osceno e ne chiede la distruzione. Ma per fortuna c'è un giudice a Venezia

È il 1968, ma l’onda rivoluzionaria non basta a cambiare l’atteggiamento di certa magistratura. Non è il rogo a cui verrà condannato Ultimo tango a Parigi di Bertolucci, ma è la scure censoria del sequestro che si abbatte su una delle opere più controverse di Pier Paolo Pasolini. Il 13 settembre di quell’anno la Procura di Roma ordina il sequestro del film Teorema accusato di oscenità per le ripetute scene di sesso, anche omosessuale.

In realtà il sesso in Teorema non c’entra nulla, è pura allegoria, è solo una chiave per svelare l’ipocrisia e il declino della famiglia borghese tradizionale (guarda caso lo stesso tema che sarà di Ultimo tango). La storia è quella di una coppia di genitori con una figlia e un figlio alle soglie dell’età adulta che viene sconvolta dall’arrivo di un misterioso giovane, il quale finirà con il sedurre tutti. Lo sconvolgimento che provoca in ciascuno di loro li cambierà radicalmente e spezzerà per sempre un equilibrio basato sulle convenzioni.

Pasolini e il produttore del film finiscono sotto processo. Il pm chiede sei mesi di carcere e la distruzione della pellicola. Ma, in quell’autunno sessantottino, per fortuna c’è un giudice a Venezia. È lì infatti che il processo viene trasferito per competenza territoriale in quanto proprio al Lido era stato proiettato in anteprima. E quel giudice sentenzia: «Lo sconvolgimento che Teorema provoca non è affatto di tipo sessuale, è essenzialmente ideologico e mistico». E quindi, «trattandosi incontestabilmente di un’opera d’arte, Teorema non può essere sospettato di oscenità». L’opera d’arte non è mai oscena.