DAILY LA DATA

19 maggio 1925

Il 19 maggio 1925 nasce il leader afroamericano Malcom X, all’anagrafe Malcom Little; settimo di undici figli, perse il padre a sei anni, vittima del Ku Klux Klan, mentre la madre fu rinchiusa in manicomio alcuni anni più tardi.

Nel 1938 viene espulso dalla scuola per cattiva condotta e comportamento anti-sociale, e finisce in una casa di correzione a Lansing; è uno studente brillante e vuol diventare avvocato, ma dopo due anni viene discriminato per il colore della sua pelle dal suo insegnante preferito e lascia la scuola, trasferendosi a Boston dalla sorella.

Lavora prima come lustrascarpe, poi come inserviente sui treni; grazie a questo lavoro arriva a New York e si dedica a varie attività malavitose, dallo spaccio di droga allo sfruttamento della prostituzione passando per le scommesse clandestine, fino ad essere arrestato per una rapina e condannato a dieci anni di carcere. Gli anni dal 1946 al 1952 Malcolm li trascorre in tre carceri del Massachussetts; tramite suo fratello Reginald entra in contatto con la Nazione dell’Islam e col suo capo Elijah Muhammad. La Nazione dell’Islam predicava il separatismo autosufficiente dei neri dai bianchi, denunciava il razzismo della religione cristiana e lottava contro la droga, il tabacco, l’alcol, i cibi impuri e ogni forma di vizio; il suo capo divenne per Malcom una guida spirituale e politica.

In questi anni in carcere Malcom studia, legge moltissimo, fa proseliti, diventando così pericoloso che le autorità carcerarie preferiscono liberarlo. Si stabilisce così a Inkster, ghetto nero di Detroit, e decide di cambiare il proprio cognome in X, dato che il vero nome africano della sua famiglia era stato tolto secoli prima ai suoi antenati in schiavitù, e che quello che aveva portato fino ad allora  – Little, “piccolo” – era l’eredità di un padrone bianco; trova lavoro prima come commesso, poi alla catena di montaggio di una fabbrica di automobili.

Nel frattempo diventa un instancabile predicatore della Nazione dell’Islam, si rivolge ai giovani e agli immigrati dei grandi ghetti urbani, e il numero dei seguaci sale vertiginosamente; grazie a lui il gruppo politico-religioso di musulmani di colore, separatisti e rigidamente organizzati ottiene  l’attenzione dei mezzi di comunicazione e diventa sempre più forte e diffuso. Ma iniziano le prime divergenze con Elijah Muhammad, sul piano politico come su quello umano: il leader storico dell’organizzazione non voleva che i neri si occupassero di politica prima della nascita di un loro Stato indipendente in seno agli Stati Uniti, e la crescente popolarità di Malcom cominciava a fargli pesantemente ombra.

Fra il 1963 e l’anno successivo Malcom X fonda l’Organizzazione dell’Unità Afroamericana: è una svolta laica che non rinnega però le radici musulmane. Fa viaggi in Europa, Medio Oriente e Africa per internazionalizzare la questione dei neri e creare un movimento capace di azioni comuni, per trovare intese con i paesi arabi ed africani, specialmente nelle ex colonie. Lavora ad una intesa più forte con i gruppi antisegregazionisti nel suo paese. Con il giornalista e scrittore Alex Haley scrive la propria Autobiografia, che sarà pubblicata postuma.

Nei suoi viaggi comprende che la separazione perseguita dalla Nazione dell’Islam svia dal vero problema, che non è quello della supremazia dei neri sui bianchi o viceversa, ma l’unità degli sfruttati contro gli sfruttatori. Malcom X è sempre più pericoloso. Le sue posizioni contro il governo degli Stati Uniti, in politica interna ed estera, sono sempre più radicali. Contesta il pacifismo di Martin Luther King che gli pare una gentile concessione del potere e, dopo la marcia su Washington, ne prende le distanze.

Provano ad avvelenarlo durante una visita al Cairo, il 14 febbraio 1965; si salva per miracolo, assieme a moglie e figlie, in un attentato dinamitardo che gli brucia la casa. La vita di Malcom X è sempre più in pericolo. Il 21 febbraio 1965, durante una conferenza a New York, tre uomini seduti in prima fila iniziano a sparargli contro con fucili e pistole. Lo uccidono.

Su chi fossero i mandanti del suo omicidio ci sono varie teorie, e di certo sono tutte plausibili: Elijah Muhammad potrebbe aver ordinato la sua morte. In più occasioni lo aveva denunciato per gli abusi sessuali con giovani gregarie e per la corruzione presente nel movimento, nonostante le linee programmatiche.

I servizi segreti e l’Fbi non avevano apprezzato l’equiparazione della politica estera americana a una nuova e subdola forma di neocolonialismo, né la volontà di Malcom di denunciare gli Usa all’Onu come Stato razzista, alla stregua del Sudafrica.

Infine, la mafia non era affatto contenta dell’ottimo lavoro di Malcom X nei ghetti neri, che aveva causato un vero e proprio crollo del mercato della droga.

Newark, New Jersey, USA 7/14/1967-Image by © Bettmann/CORBIS

L’uccisione di Malcolm X nel 1965 scatenò le rivolte nei ghetti neri di Watts a cui fecero seguito nel 1967 quelle di Detroit e Newark e in altre cento città, alle quali si aggiungeranno nel 1968 quelle per protestare quando viene assassinato anche l’altro grande leader afroamericano, Martin Luther King. La popolazione afroamericana si ribellò in massa, non era più disposta ad aspettare di vedere riconosciuti i propri diritti. Con ogni mezzo necessario, aveva detto Malcom X.

In queste  vere e proprie guerriglie urbane gli afroamericani sperimentarono forza e unità, mentre il governo americano rispose inviando la Guardia Nazionale, i paracadutisti e i carri armati. A Watts i morti furono una trentina, ventisette a Newark e una quarantina a Detroit, e morirono solo afroamericani. Solo nel 1967 al loro fianco si schierarono anche gli studenti bianchi.

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