IL NUMERO

8

È l’età di Daliah Lee, ragazzina di Canberra in Australia che, minacciando di lanciare un boicottaggio tra le proprie amiche e compagne di scuola, è riuscita a mettere alle corde il colosso statunitense dei cereali da colazione.

La celeberrima  Kellogg’s, fondata nel 1906 e dal 1922 incontrastato sinonimo di corn flakes, ha dovuto cedere alle proteste formali di Daliah – 8 anni solo, appunto – che aveva scritto per lamentare che le immagini sui pacchetti di Nutri-Grain, «il suo cereale preferito», ritraggono soltanto ragazzi, mentre quelle dei concorrenti Weet-Bix sono politicamente più corrette, attente agli equilibri di genere, meno maschiliste e rispettose delle quote rosa, raffigurando sui propri pacchetti sia ragazzi che ragazze, quest’ultime, come dimostra proprio la vittoria della bimba in questa fragrante controversia degna di Davide e Golia, capacissime di «fare cose formidabili».

Daliah è così tosta da aver ufficialmente dichiarato che, pur preferendo il Nutri-Grain a tutti gli altri cereali, gli toglierà l’embargo solo quando vedrà cambiamenti veri sui pacchetti della Kellogg’s, non accontentandosi affatto della promessa fatta di raffigurare sui pacchetti anche ragazze a partire dal prossimo anno.

La multinazionale inizialmente aveva preso tempo, rispondendo alla “bimba-coraggio” con una lettera in cui si diceva dispiaciuta che il Nutri-Grain non le piacesse quanto basta, così com’è per il suo gusto e le sue capacità nutritive, al diavolo il packaging, e rassicurandola che comunque all’ufficio competente, il team di sviluppo dei prodotti, le sue osservazioni «sarebbero state inoltrate».

Il caso però è esploso perché un giornale australiano, il “Sun-Herald”, ha intervistato Mrs. Lee che ha dato fiato alle sue lagnanze, puntando il dito sulla discriminazione sessuale subìta e rivelandosi una carismatica ribelle pronta a battersi con ogni mezzo per una ragione che le par nobile e comunque ha a che fare con la sua pancia, là dove notoriamente si annida il focolaio della protesta e da dove, che mondo è mondo, partono tutte le rivoluzioni.

A quel punto la Kellogg’s ha ceduto e, in una seconda lettera resa pubblica dal giornale, si è arrampicata sugli specchi spiegando che in passato le donne erano state ritratte sui pacchetti dei propri fiocchi d’avena, ma vi era poi stata «una discrepanza che sarà corretta progressivamente nel 2019», così da poter ancora soddisfare le aspettative «di tutti gli australiani, non importa il genere», compatibilmente con lo smaltimento nel frattempo di tutte le confezioni “sessiste” di Nutri-Grain giacenti nei magazzini: «Sapendo della tua passione e come compagnia che valorizza la diversità e l’inclusione – hanno scritto da Battle Creek nel Michigan, sede centrale del colosso che inonda il pianeta di riso soffiato, muesli, fiocchi d’avena, coco pops e barrette di cereali –, abbiamo deciso di aggiornare i pacchetti con immagini sul retro sia femminili sia maschili».

«Se non vedo non credo», ha risposto come l’apocrifo evangelista Tommaso la bella Daliah che nel frattempo fa alla Kellogg’s quello che gli Usa per anni hanno fatto a Cuba.

Se la generazione di Daliah in futuro saprà farsi valere per nobili propositi come sta facendo la bimba di Canberra, la speranza di un mondo migliore tornerà ad accendersi dopo questi ultimi decenni di stolte scelte da parte di questa misera umanità tirata su a merendine, succhi di frutta ed altri intrugli.

L'”HuffingtonPost” da cui sono tratte le notizie qui riportate in passato ha narrato un’altra curiosa storia riguardo i fiocchi d’avena della Kellogg’s di cui daremo conto nei prossimi giorni rivelando cosa nasconde il numero 39.

image_print
Tags