LA PAROLA

Prescrizione

La prescrizione in campo burocratico, legislativo o militare ha a che fare con l’autorità: è un ordine, un comando. In campo medico ha a che vedere con la terapia: è l’indicazione del medico relativa a quale farmaco utilizzare, con quali modalità e in quali dosi. In campo giuridico – che è quello che a noi qui interessa perché nell’agenda degli attuali governanti – la prescrizione ha a che fare con il tempo.

Nel diritto civile indica quel fenomeno che porta all’estinzione di un diritto soggettivo non esercitato dal titolare per un periodo di tempo indicato dalla legge. In diritto penale determina l’estinzione di un reato a seguito del trascorrere di un determinato periodo di tempo. La ratio della norma è che, a lunga distanza dal fatto, viene meno sia l’interesse dello Stato a punire la relativa condotta, sia la necessità di un processo di reinserimento sociale del reo.

La prescrizione è motivata dal diritto dell’imputato a un giusto processo in tempi ragionevoli, superati i quali il reato si estingue. C’è anche da considerare che il trascorrere del tempo rende più difficile sia l’efficacia dell’azione penale sia l’esercizio del diritto di difesa, perché le prove possono venire inquinate o smarrite, i testimoni scompaiono o la loro memoria può risultare alterata.

Viceversa la prescrizione entra in contrapposizione con il principio della certezza della pena e con il diritto di tutti i cittadini, e delle vittime dei reati in primis, a vedere che chi ha sbagliato paga e non che viene “graziato” solo per l’estendersi dei tempi del processo.

In Italia i tempi di prescrizione si calcolano in base alle pene massime previste per i diversi reati, mentre non c’è prescrizione per quelli che prevedono come pena massima l’ergastolo.

Nelle ultime settimane questa parola è stata al centro dell’agenda politica italiana per la volontà, strenuamente portata avanti dal M5S, di giungere a una riforma della prescrizione, che comporti uno stretto giro di vite. Di Maio e co, sotto l’hastag #bastaimpuniti, nelle ultime ore hanno cantato vittoria per l’accordo di massima che sembrano aver trovato con la Lega. La (criticata dalle opposizioni) riforma della prescrizione quindi si farà ma, mette già le mani avanti il ministro dell’Interno Salvini, entrerà in vigore solo dal gennaio 2020. Ne dovrà quindi ancora scorrere di acqua sotto i ponti e qualcuno già scommette che anche la riforma finirà con il cadere in prescrizione.

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