LA PAROLA

Fatto

«Tra vent’anni sarai più infastidito dalle cose che non hai fatto che da quelle che hai fatto. Perciò molla gli ormeggi, esci dal porto sicuro e lascia che il vento gonfi le tue vele. Esplora. Sogna. Scopri». Pensieri e testi di Mark Twain, buoni anzi ottimi per la parola odierna: “Fatto”.

Dai molteplici significati, dagli usi più sfrontati, dalle interpretazioni più svariate. Aggettivo o sostantivo, la parola “fatto” s’associa a fabbricato, costruito, eseguito. “Ben fatto o fatto alla carlona”, per esprimere un giudizio. “Quel ragazzo non è fatto per lo studio”, per etichettare una persona. L’avvenimento concluso è fatto, come diceva il Sommo Poeta «Capo ha cosa fatta» (Dante).

Come sostantivo maschile, fatto è sinonimo di avvenimento, azione, fenomeno. Sì può essere messi di fronte al “fatto compiuto”, ci sono i “fatti di sangue” e c’è chi “sa il fatto suo” o “si è fatto”, per definire chi usa oppiacei.

Un evento accaduto o un’affermazione che si considera vera riguardo l’accadimento di un determinato evento: questa è la definizione più generale di fatto. In filosofia il fatto è una proposizione vera, per la scienza un dato ottenuto tramite un esperimento. Un’osservazione imparziale o comunque confermata da più scienziati, e dunque ampiamente accettata, è considerata un fatto. Fatto giuridico è qualsiasi avvenimento che abbia per effetto il sorgere, l’estinguersi o il modificarsi d’un rapporto giuridico.

Restando in ambito giornalistico, “i fatti distinti dalle opinioni” sarebbe l’incipit del mestiere e della professionalità.

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