DAILY LA DATA

24 ottobre 1970
Allende eletto presidente del Cile

Tentò di promuovere la "via cilena al socialismo democratico" ma dovette soccombere al golpe del generale Pinochet

Era un medico per vocazione, un politico per impegno sociale e, quando venne democraticamente eletto dal popolo, il 24 ottobre 1970, dichiarò la sua intenzione – forse utopistica – di promuovere la “via cilena al socialismo democratico”. Salvador Allende – già candidato senza successo alle presidenziali del 1952, 1958, 1964 – venne eletto da una coalizione di centro sinistra, appoggiata dai sindacati, dagli operai e dagli studenti, ma anche dal mondo degli intellettuali e degli artisti come Pablo Neruda e gli Inti-Illimani. Viene ricordato per essersi adoperato per migliorare le condizioni dei ceti meno abbienti, i salari degli operai, il sistema sanitario, l’istruzione.

Ma il suo ben più potente vicino di casa, gli Stati Uniti dell’era Nixon-Kissinger (l’uno presidente, l’altro segretario di Stato), non vedevano di buon occhio il modello di socialismo democratico incarnato da Allende, che venne accusato di rapporti troppo stretti con paesi come Cuba e l’Unione Sovietica. Nel 1973 Allende rimase vittima del golpe attuato dal generale Augusto Pinochet. «Pagherò con la mia vita la difesa dei princìpi che sono cari a questa patria», dirà nel suo ultimo accorato discorso al popolo cileno. Venne ritrovato cadavere all’interno del palazzo presidenziale, La Moneda, ucciso a colpi di fucile. La versione ufficiale fu poi che si fosse suicidato con il fucile regalatogli qualche giorno prima da Fidel Castro. Secondo lo scrittore Gabriel Garcia Marquez le cose andarono diversamente: Allende sarebbe stato ucciso dal generale Javier Palacios e poi sfigurato dalla sua squadra. Lo scrisse in un articolo intitolato “La vera morte di un presidente”.

Per i cileni da quel momento cominciò un lungo e tragico periodo di dittatura.

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