IL NUMERO

40

Heroes ha 40 anni! Pubblicato il 23 settembre del 1977. Si tratta del secondo disco della cosiddetta “trilogia berlinese” registrato agli Hansa Studio, ex cupa sala da ballo della Repubblica di Weimar che ospitava i party nazisti e adiacente al Muro ancora lontano dalla sua caduta. Una sala dotata di un riverbero naturale, catturato da un microfono panoramico sistemato da Tony Visconti a un’estremità dello studio, che conferisce all’album quel sound inconfondibile, rarefatto e misterioso.

Bowie arriva a Berlino dopo due anni vissuti pericolosamente a Los Angeles, tra dipendenza da cocaina, paranoie e passione per l’occultismo. Ed è qui che ritrova se stesso, e una creatività mai raggiunta prima. L’album è una miscela di atmosfere multiculturali, ambient ed elettroniche magicamente costruite con Brian Eno, Carlos Alomar e il sound ultraterreno di Robert Fripp.

Le Strategie Oblique di Brian Eno

La prima fase delle registrazioni procede in modo veloce e «assolutamente casuale», come racconterà in seguito il musicista Brian Eno. Tutto inizia da delle brevi istruzioni che Bowie dà alla band, che quindi attacca a suonare. Bowie può chiedere di allungare, o accorciare, alcune sezioni. Ma quasi tutte le tracce ritmiche di Heroes sono prime take. Tutta questa facilità lascia sconvolto Brian Eno, che per Heroes diventa una sorta di assistente di Bowie. È lì per suggerire approcci nuovi, insoliti, alle canzoni. E spesso schiera le sue Strategie Oblique: idee contenute in un set di 100 carte (simili a carte da gioco), create nel 1975 con l’artista Peter Schmidt, una serie di istruzioni per superare blocchi creativi, o dare direzioni diverse alla piega che le canzoni stanno prendendo. Spesso le Strategie Oblique creano il panico nello studio.

Fripp arrivò da New York una sera tardi, tirò fuori dalla custodia la sua Les Paul, attaccò a suonare senza aver ascoltato nessun brano e sei ore dopo le sue parti erano registrate. Al mattino se ne ripartì con la stessa velocità con cui era arrivato.

Ma la magia era compiuta, in quella notte presero forma le note della canzone forse più amata di David Bowie, Heroes. Il testo era nato un giorno d’estate nel 1977 in cui David si era affacciato, come tante altre volte, al primo piano di quegli straordinari studi di registrazione. Vide due amanti, non lontano dal Muro, abbracciarsi e baciarsi, erano il produttore di Bowie, Tony Visconti e la corista Antonia Maass e quel che scrisse rimarrà nella storia: «Stavamo vicino al Muro, e i fucili spararono sopra le nostre teste. E noi ci baciammo, come se niente potesse cadere, e la vergogna stava dall’altra parte. Oh, noi possiamo batterli, per sempre e sempre. For ever, and ever».

Eno dichiara di aver saputo che Heroes sarebbe stata una grande canzone «fin dal primo momento in cui iniziarono a suonarla». Registrando le sue parti vocali una volta che le musiche furono impostate, Bowie confermò che «il lamento della chitarra di Fripp innescò qualcosa di davvero forte emotivamente». Quando gli si domandava come mai continuasse ad avere un impatto così forte sul pubblico, Fripp rispondeva: «Perché Bowie stava parlando a ciò che c’è di supremo in noi».

Nel 2004 la canzone è stata inserita alla posizione numero 46 nella classifica delle 500 migliori canzoni di sempre redatta dalla rivista “Rolling Stone”. In Italia Heroes divenne uno dei brani più trasmessi delle neonate radio libere ed entrò nella classifica dei singoli. La canzone divenne celebre grazie anche alla colonna sonora di Christiane F. – Wir Kinder vom Bahnhof Zoo, film del 1981 la cui colonna sonora era composta proprio da canzoni di Bowie composte tra il 1975 e il 1978.

Molti artisti, nel tempo, hanno interpretato Heroes; per citarne alcuni: i Tangerine Dream, Peter Gabriel, U2, Depeche Mode.