IL NUMERO

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Era la percentuale degli italiani da sei anni in su, che, nel 2010 avevano letto almeno un libro in un anno per motivi non strettamente scolastici. È stato il picco massimo, poi, nel 2016 il numero è sceso al 40,6%. Gli italiani, quindi leggono sempre meno e, se lo fanno, è prevalentemente per motivi di studio o di lavoro. Questa flessione si sta verificando inesorabile dal 2010, è l’Istat a dircelo nell’indagine “Produzione e lettura di libri in Italia”, dalla quale emerge che la diminuzione ha interessato in modo particolare i più giovani. I lettori tra i 15 e i 17 anni sono scesi dal 53,9% del 2015 al 47,1% del 2016, mentre tra i 20 e i 24 anni sono passati dal 48,9% al 44,7%.

La ricerca, ripresa dai maggiori quotidiani nazionali, scende molto nel dettaglio, analizzando le differenze di genere, da cui emerge che gli uomini leggono meno delle donne (il 33,5% contro il 47%), quelle geografiche, per cui nelle regioni del nord la percentuale di lettori è più alta che in quelle meridionali.

La  passione per la lettura, inoltre, è influenzata dall’esempio familiare, per cui sono più propensi a tuffarsi tra le pagine i figli di genitori che amano leggere, nonché dal livello culturale ma anche, secondo gli editori, dalla mancanza di efficaci politiche scolastiche di educazione alla lettura.
Va anche detto che il numero dei volumi negli scaffali cala anche per l’aumentare degli ebook, che non significa, in questo caso leggere di meno, ma semplicemente leggere su un altro supporto.

L’Istat rileva che nel 2016 una famiglia su dieci non ha in casa alcun libro e laddove ci sono biblioteche domestiche, circa il 30% delle famiglie possiede non oltre i 25 libri, il 63% circa 100 volumi, mentre solo il 25% ha una biblioteca con oltre 100 titoli.

Tra i motivi che hanno portato al quadro dipinto dall’Istat, pesa indubbiamente anche l’aumento dei prezzi, salito in media di 2 euro dal 2015 al 2016.