IL NUMERO

6.000.000.000

Ogni anno 6.000.000.000 di chilogrammi di plastica finiscono nei mari e negli oceani di tutto il pianeta, dove si ammassano, si depositano, inquinano e asfissiano le migliaia di diverse forme di vita che popolano le acque.

In presenza di particolari condizioni legate alle correnti oceaniche, questi rifiuti tendono ad accumularsi formando vere e proprie isole di plastica che possono estendersi anche per migliaia di chilometri quadrati. Il caso più noto è quello del Pacific trash vortex, un’enorme montagna di spazzatura dal diametro di 2.500 chilometri quadrati e una profondità di 30 metri, per un peso stimato in 3.500.000 tonnellate. Scoperta negli anni Ottanta, è situata in mezzo al Pacifico, dove converge il vortice subtropicale del Nord pacifico.

Nei mesi scorsi è stata resa nota la scoperta di un nuovo enorme accumulo, il Patch Garbage South Pacific, delle dimensioni pari a quelle del Mar Mediterraneo. Altri due si trovano  nell’Atlantico, uno è l’Atlantic Garbage Patch, uno nell’Oceano indiano. In totale sono cinque le isole di plastica mappate “ufficialmente”, ma purtroppo sappiamo che sono molte di più.

Nelle settimane scorse, è saltata fuori quella dell’isola di Roatàn, al largo dell’Honduras, intorno alla quale la fotografa Caroline Power ha scoperto un mare di plastica di cui ancora non è stato possibile misurare l’estensione.

Se continua questa situazione, secondo l’ultimo rapporto di Ocean Conservancy, nel giro di 10 anni nei mari del pianeta ci sarà una tonnellata di rifiuti ogni tre tonnellate di pesce e potrebbero essere a rischio 690 specie di animali marini.