LA DATA

6 novembre 1971

Il 6 novembre del 1971 l’Atomic Energy Commission (Agenzia americana fondata dal Congresso degli Usa per sostenere e controllare lo sviluppo della scienza e della tecnologia nucleare in tempo di pace) testò la più grande esplosione sotterranea di una bomba all’idrogeno, sull’isola Amchitka nelle Aleutine. In sé non sarebbe un gran evento, ma stanno accadendo cose molto serie nel nostro presente e una di queste è l’intenzione dell’attuale presidente Trump di ritirarsi unilateralmente dal trattato INF (Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty) firmato nell’1987 tra Usa e Urss (allora c’era ancora l’Urss) alla presenza di Ronald Reagan e Mikhail Gorbaciov.

Con quell’intesa si decise la distruzione dei missili balistici a medio raggio (i più sensibili ad essere utilizzati nelle crisi regionali) allontanando così l’ipotesi di conflitti devastanti. La presa di posizione di Trump ha naturalmente generato molte proteste. In particolare in Europa. Appare infatti come un ritorno al passato. Un passato inquietante. Vero che questa decisione l’ha annunciata durante un comizio elettorale in Nevada (dunque ha più il sapore di “Vote for Make Great America” che altro…) ma è altrettanto vero che questo presidente non è del tutto consapevole di cosa rappresenti quel trattato per noi europei (non a caso i missili a medio raggio erano chiamati euromissili).

Molti analisti avanzano l’idea che l’intemerata presidenziale statunitense abbia lo scopo di far uscire dalla sua tana la Cina, potenza nucleare a tutti gli effetti che però non ha mai firmato, né sottoscritto, accordi del genere. Non essendo vincolata ad alcun trattato sta rafforzando la propria presenza militare nel Pacifico investendo massicciamente nello sviluppo missilistico. Stralciare l’INF potrebbe portare a redigere un nuovo accordo in cui costringere Pechino ad aderire?

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