DAILY LA DATA

7 luglio 2007
“SOS, Save Our Selves”

Nel 2007, il 7 luglio, è stato organizzato un mega concerto a favore dell'ambiente, che ha coinvolto 10 artisti, milioni di persone, sette stati. Ma quale è esattamente l'impatto ambientale di un concerto?

Il 7 luglio 2007 si è tenuto il più grande concerto planetario a favore dell’ambiente, un Live Earth che ha visto coinvolte 2 miliardi di persone e fortemente voluto da Al Gore per sensibilizzare l’opinione pubblica sui disastri ambientali. 150 artisti su nove palcoscenici in sette continenti tra cui Tokyo, Londra, Amburgo, New York, Washington, Rio de Janeiro, Shanghai e Johannesburg. Madonna, Smashing Pumpkins, Shakira, John Meyer e i Genesis, Spinal Tap e Red Hot Chili Peppers, solo per citarne alcuni, hanno aderito all’evento. Un successo stratosferico.

Ma, ad una mente mediamente sensibile sorge spontanea la domanda: «Quanto sono eco-sostenibili i concerti?» Proprio in occasione del concertone, Madonna fu tacciata di ipocrisia considerato che nei quattro mesi del suo tour dell’anno precedente emise 485 tonnellate di ossido di carbonio.

Organizzare un concerto ha, ovviamente, un impatto sull’ambiente. Pensiamo agli spostamenti dell’attrezzatura e degli artisti, pensiamo alle tonnellate di rifiuti prodotte dal pubblico, pensiamo all’inquinamento acustico e a quello luminoso. Insomma, un concerto non è decisamente un evento sostenibile. Cosa producono spettacoli faraonici come quelli dei Pink Floyd tra bracci robotizzati, laser, immensi palcoscenici, che impegnano centinaia di persone e mezzi? Bisogna dire che tutti gli anni Novanta sono stati caratterizzati proprio da questo modello di gigantismo rock. Ma approfondiamo un attimo per capire cosa accade nella preparazione di un tour e del suo svolgimento. Prendiamo ad esempio Il “360 Tour” degli U2 del 2009 che può essere considerato esemplificativo per dare un’idea dei numeri in gioco quando si parla di grandi concerti rock. Ecco come si compone la carovana al seguito della band irlandese: 40 tir per la struttura del palco, 70 tir per luci e casse, 14 autobus (400 persone per crew e staff), 1 tir per la refrigerazione degli alimenti, 1 tir per l’alimentazione delle cucine del catering con 10 cuochi internazionali sempre a disposizione del personale addetto, circa 300 mezzi per il trasporto delle 500 persone della sicurezza (ingaggiate localmente). E questi sono i dati del fabbisogno energetico: The claw, il palco di 2.900 mq per 50 m di altezza con un maxischermo cilindrico di 54 tonnellate e 500.000 pixel, connesso con 30.000 cavi posizionati con almeno 3 autogrù, consuma 1.500 Kw/h (viene stimata un’emissione di 143 tonnellate di CO2 equivalenti per il periodo di prove e spettacolo). È alimentato da due generatori a carburante (altri 2 tir) da 2 Mw l’uno, più due supplementari da 350 Kw/h che consumano circa 700 litri di carburante al giorno per eseguire i test e le prove. (Dati tratti da: “Il Giornale dell’Architettura” numero 87, settembre 2010). Produsse un giro d’affari con un incasso di 736.421.584 di dollari e un pubblico di 7.272.046 spettatori.

Ma un concerto è fatto anche dal pubblico che deve prendersi la sua responsabilità ambientale negli spostamenti e nei consumi in loco. Detto questo, è importante aggiungere che un concerto sostenibile si può fare! Tutto sta sempre nella sensibilità degli artisti e dello show business. Dall’inizio degli anni 2000 questa sensibilità è cresciuta e un buon numero di artisti sentono l’importanza di una maggiore attenzione nei confronti delle tematiche di sostenibilità legate al proprio ruolo di produttori di musica. Nel 2009 il tour dei Subsonica si è distinto per la forte connotazione “verde” grazie alla partnership con LegAmbiente e l’adozione in alcune performance live di impianti luce e audio alimentati attraverso pannelli fotovoltaici. Ligabue e Jovanotti hanno invece scelto la diffusa prassi della riforestazione per compensare le emissioni.

Le buone pratiche
Qualcosa si sta quindi muovendo tanto che lo studio di Edison Change the Music ha proposto un decalogo che identifica delle prassi molto generali, senza entrare approfonditamente nel merito. Si tratta di suggerimenti, come:

– localizzare l’evento musicale in un luogo ben servito dalla rete dei trasporti urbani;
– realizzare preferibilmente la manifestazione musicale durante le ore diurne per la riduzione dei consumi energetici dovuti al sistema luci;
– produrre energia elettrica a zero emissioni da impianti solari fotovoltaici o acquistare energia elettrica prodotta da impianti che utilizzino fonti rinnovabili per alimentare il sistema audio, luci e video;
– utilizzare apparecchiature efficienti come gli impianti a led e gli amplificatori digitali e alimentare i gruppi elettrogeni con il biodiesel invece dei combustibili fossili;
– promuovere l’utilizzo di mezzi di trasporto efficienti per lo spostamento della band e dell’equipment musicale preferendo l’uso del treno o delle auto alimentate a metano o biodiesel invece delle auto o camion alimentati a benzina;
– incoraggiare soluzioni di trasporto efficiente per lo spostamento dei fan: trasporto su treni, tram e autobus premiato con una consumazione o con un gadget, adozione del car pooling e di servizi navetta;
– favorire l’utilizzo di prodotti in materiale riciclato;
– incentivare la raccolta differenziata dei rifiuti;
– annullare le emissioni residue di CO2 con l’acquisto di crediti di emissione di tipo VER (Verified Emissions Reductions) sul mercato volontario o con la piantumazione di alberi nell’ambito di progetti di forestazione (in Italia e all’estero).