DAILY LA PAROLA

Altisonante

Avete presente quelle parole che ai giorni nostri si definiscono solo tramite i loro sinonimi e i loro contrari? Ecco, altisonante è una di queste. Deriva dal latino tardo ălte sonānte(m) “che suona profondamente”, viene usata dai poeti, ma ha assunto nel tempo un significato negativo molto più in voga, riferito di solito ai discorsi dei politici. Il dizionario Garzanti ci informa che altisonante significa «che ha suono forte e solenne» e porta ad esempio voce altisonante, ma anche che è solo volume, non contenuto: sonoro ma vuoto, vacuo: discorso altisonante. Facendo una ricerca on line si vede che il significato dispregiativo è riportato spesso come unico significato della parola, in barba ai poeti. Ma chi sono questi poeti altisonanti?

«Un grido altisonante, aliveloce
che in un momento arriva
dalla Tirrena riva
al Caspio lido, e alla Tirintia foce».

 Sono versi del poeta arcadico Benedetto Menzini, fiorentino, in Arcadia noto come Euganio Libade, un poeta di fine seicento sempre in affanno per mettere assieme il pranzo con la cena. Arcadia non a caso: l’altisonante voce del poeta percorre territori classici, greci e latini. L’altisonante per antonomasia è Zeus, il cui epiteto, Altitonante, viene spesso trasformato in Altisonante. Lo farà anche Giordano Bruno (De gli eroici furori), descrivendo la disputa fra Oceano e Giove: «Il felice Tamesi […] / ch’ha de più vaghe ninfe il core ameno. // Tra quelle ottegno tal fra tutte belle, /per far del mar più che del ciel amante, / te Giove altisonante,/ cui tanto il sol non splende tra le stelle». E così scrive anche l’abate Eustachio Fiocchi, nella sua Iliade D’Omero Nuovamente Tradotta In Ottava Rima (1816):«E tra se pensa, e in dubbio stà, se il figlio Di Giove altisonante incalzi e stringa, O se più Lici a trucidar s’accinga».

Altri poeti usano invece, con lo stesso senso, la parola altisono; ad esempio Boccaccio, commentando Dante:

«È il lione non solamente audace ma temerario, e appresso è rapace e soprastante, ed è ancora altisono nel ruggir suo».

Altisonante dev’essere la voce dell’attore nel teatro greco:
«Negli antichi teatri di pietra l’attore sa, ha consapevolezza, che la sua voce ha da essere portata perché colpisca direttamente, con l’onda d’impatto, i corpi degli astanti e produca la rifrazione sui gradini di roccia; parlo di una sorta di ‘ritorno’ che consente all’attore di scegliere l’altezza del tono che vuole raggiungere. Nella tragedia greca la voce è altisonante. Accanto all’attore il coro è, al tempo stesso, risposta, eco e tappeto sonoro; esso rievoca il mito e, scandendo il ritmo del racconto, si completa in partitura con la voce del protagonista. L’altisonanza diviene così un’onda lunga che si rifrange nella curva teatrale e attraversa il tempo, una voce alta e lirica che trasporta ciò che esprime nell’universo rituale. L’altisonanza produce, dunque, una curvatura, una sorta d’arco teso in cui l’intera collettività vibra di una sola voce. È la vibrazione del delirio catartico. Il flatus affettivo emesso dall’attore si fa urlo modulato di un dolore di antica radice che viene come scacciato in un frenos estroverso, tracotante: il frenos del capro sacrificato a Dioniso. Il dolore emesso in voce avvolge l’intera comunità che così si riconosce parte di esso. Traccia dell’altezza dei registri e del volume dell’emissione sonora resta, quale impronta del corpo d’attore, nei testi; l’altisonanza prodotta nella cavea greca persiste nell’andamento melico e metrico della drammaturgia dei grandi classici. Quella che siamo soliti definire iubris si fa, nel testo, pronunciamento estroverso, canto “spudorato” dei propri sentimenti e dei conflitti che ne derivano. È un’onda sonora questa che prolunga la sua rifrangenza fino al nostro tempo passando attraverso il delirio in canto del melodramma ottocentesco, sino a giungere alla canzone popolare […]».(Ettore Massarese, il fantasma sonoro. La voce e il teatro: appunti per un laboratorio del ‘dire’)

Ultimo ma non ultimo, altisonante è anche il nome della tromba in legno che serve a rendere udibile a più persone il segnale ricevuto dal proprio apparecchio radio, che avevo sempre immaginato fosse una sorta di decorazione delle radio d’epoca, e invece aveva il suo senso preciso e altisonante.