DAILY LA PAROLA

Favela

Una parola raccontata "dal di dentro", da chi c'è stato e l'ha documentato anche con questi scatti

Cosa sono le favelas? Così si chiamano gli slums in Brasile. In altri luoghi e in altre lingue la parola “slum” può cambiare: baraccopoli (in Italia), bidonvilles, villas miserias. Il concetto di fondo è pressoché lo stesso, con sfumature diverse per località differenti e storie distinte. Le favelas sono gli slum brasiliani. Cosa distingue una favela da un quartiere povero e disagiato (e a Rio De Janeiro ce ne sono tanti)? Qual è la linea di demarcazione? Insomma, cosa distingue una favela da quello che gli sta attorno (e che magari è altrettanto povero e marginale)?

I pareri e le unità di misura sono diversi. Esistono, tuttavia, definizioni scientifiche che dicono cosa sia una favela. Le più importanti, sono due. Quella generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite e quella dell’Instituto Brasileiro de Geografia e Estatística (l’IBGE è l’ente di statistica brasiliano; praticamente il nostro ISTAT) relativa alle favelas brasiliane con la loro specificità.

È importante delimitare il terreno e capire bene cos’è una favela e qual è il significato di una parola tanto utilizzata. Nel 2003, quando ormai era evidente che l’urbanizzazione di massa sarebbe stata una delle sfide del nuovo millennio il Programma delle Nazioni Unite per gli insediamenti umani, l’agenzia UN-HABITAT, pubblicò il rapporto The Challenge of Slums: Global Report on Human Settlements 2003. Era il primo documento ufficiale che tentava di analizzare il fenomeno, tracciandone le tendenze e disegnandone le caratteristiche. Proprio tra quelle pagine veniva proposta una definizione di slum, che andava oltre i tentativi fatti in precedenza da altre istituzioni. Eccola:

«Uno slum è un’area che combina, in varie dimensioni, le seguenti caratteristiche (limitandosi agli aspetti fisici e legali ed escludendo quelli sociali, più complessi:

– accesso inadeguato all’acqua sicura

– accesso inadeguato ai servizi igienico-sanitari e ad altre infrastrutture

– scarsa qualità strutturale delle abitazioni

– sovraffollamento

– stato residenziale incerto

Le favelas brasiliane e quelle di Rio de Janeiro, secondo la definizione   dell’IBGE che, in una pubblicazione prodotta in seguito al censimento del 2010, oltre a chiamare le favelas “aglomerados subnormais”, le definisce così:

«Un insieme costituito da almeno 51 unità abitative (baracche, case, ecc.) per lo più carenti di servizi pubblici essenziali, occupanti o avendo occupato fino ad epoca recente terreni di proprietà altrui (pubblica o privata) e disposte, in generale, in modo disordinato e denso».

Secondo i dati della prefeitura aggiornati al 2016, a Rio de Janeiro si contano 1.019 favelas. Alcune sono comunità isolate, mentre altre sono raggruppate in complessi (complexos) più grandi. Le caratteristiche sono assai variabili. Ci sono favelas di decine di migliaia di abitanti e altre di poche centinaia. Alcune si trovano sui costoni delle montagne e altre sono pianura. Alcune sono costituite da casette indipendenti, mentre altre sono all’interno di edifici indipendenti occupati.

Sta di fatto che il numero delle persone che vivono in favela a Rio de Janeiro è molto elevato: secondo lo studio realizzato dalla prefeituraFavelas na cidade do Rio de Janeiro: o quadro populacional com base no Censo 2010”, il 23% degli abitanti di Rio de Janeiro vive in favela. Il valore cresce al 35% considerando solo le zone centrali e diminuisce fino al 17% considerando solo la zona sud della città. Quasi un milione e mezzo di persone che risiedono nelle favelas. Numeri impressionanti.

La maggior parte delle favelas di Rio si trova nella zona nord e nella zona ovest della città, quelle meno sviluppate. Nella zona sud della città,  si trova invece quella che da molti considerata è la più grande favela del Brasile e dell’America latina intera, la favela di Rocinha. Oltre alla Rocinha, nella zona sud di Rio si contano altre trentuno favelas.

Già il fatto che su 1.019 favelas, solo 32 si trovino nella zona più ricca della città, fa capire come il fenomeno sia legato alla povertà e alla disuguaglianza. Ma com’è la vita nelle favelas? Per averne un’idea, occorre conoscerne meglio la storia.

Il fenomeno dell’espansione delle favelas risale a molti decenni fa, e ha interessato tutti i grandi centri abitati del Brasile: dai poveri stati del Nordeste, a quelli industrializzati del sud; da São Paulo a Rio de Janeiro. L’urbanizzazione selvaggia delle città è legata indissolubilmente alla difficile realtà delle campagne, in cui il latifondo e la monocoltura hanno isolato molti contadini, lasciandoli in balia delle oscillazioni dei prezzi. Di fronte alla prospettiva di un’occupazione stabile, molti decisero, a partire dagli anni Trenta, di abbandonare i propri luoghi per rifarsi una vita nelle grandi città, dove le possibilità per guadagnarsi da vivere erano maggiori. È in quegli anni che sono iniziati i processi migratori di massa verso le metropoli, e la conseguente nascita degli insediamenti abusivi, denominati favelas.

La nascita della prima favela risale addirittura al 1897, quando i soldati di ritorno dalla campagna di Canudos (zona in cui abbondava la pianta Cnidoscolus quercifolius, il cui nome comune era appunto favela o faveleira) si trovarono senza casa e occuparono l’area dell’attuale Morro da Providência nella zona centrale della città e non lontano dal porto. Solo a partire dagli anni Trenta, però, si assiste al dilagare del fenomeno, alimentato dalla crisi economica e dal crollo del prezzo del caffè, che mandò in rovina molta gente.

Un elemento chiave per la comprensione della specificità del fenomeno delle favelas di Rio de Janeiro, è connesso alla particolare conformazione fisica e geografica della città. Questa è costruita nel mezzo di alcuni complessi montuosi ricoperti di foresta, e le sue favelas sono ripidamente adagiate sui costoni rocciosi. Tale caratteristica ha fatto sì che le favelas carioca venissero percepite come delle zone franche, distanti e totalmente differenti dal resto della città, portando alla nota distinzione tra morro e asfalto. La favela isolata sulla collina (morro), e la città “perbene” che vive nei quartieri dove ci sono le strade (asfalto). Questa distinzione ha pesato molto sui rapporti tra popolazione favelada e resto della città, aumentando le distanze e facendo crescere i pregiudizi.

Nei decenni si è assistito prima alla nascita e diffusione delle favelas, poi alle politiche di rimozione della dittatura militare (rimozione dalle zone considerate più nobili della città), quindi ai tentativi di urbanizzazione e, infine, alla strategia della pacificazione, portata avanti anche in alcune delle favelas più pericolose di Rio. Per le loro caratteristiche fisiche e sociali, infatti, le favelas di Rio sono state scelte a partire dagli anni Settanta  come base da parte dei potenti clan di narcotrafficanti. La guerra tra crimine organizzato e forze di polizia è divenuta, così, la triste realtà quotidiana per chi vive nelle favelas brasiliane e a Rio de Janeiro (anche in previsione delle Olimpiadi del 2016 e Coppa del Mondo di calcio 2014 ) si è tentato di occupare militarmente, e non senza polemiche, molte comunità.

Alcune favelas a Rio de Janeiro sono visitabili: il  “favela tour” viene così definita l’esperienza che dovrà ovviamente- per questioni di sicurezza-  essere fatta con persone  in grado, qualificate e con tutti requisiti per accompagnare i visitatori. È quanto mai raccomandabile rivolgersi ad una delle agenzie specializzate in turismo sociale. Sono da evitare le agenzie che organizzano tour che sembrano dei safari: il rispetto per le persone è la prima cosa e questi tour spesso non lasciano alcun beneficio agli abitanti. Sono da scegliere, invece, visite organizzate da guide locali o da organizzazioni che portano avanti progetti di solidarietà. In alcune favelas di Rio sono attivi programmi di turismo comunitario, che permettono al turista di conoscere da vicino la realtà degli abitanti e di prendere visione dei progetti sociali in corso.

In molte comunità esistono programmi culturali, attività educative e movimenti artistici molto innovativi. Prima di programmare una visita è importante informarsi sulla situazione relativa ad eventuali problemi di sicurezza, visto che, è bene ricordarlo, molte favelas sono il palcoscenico del continuo scontro tra forze di polizia e gruppi di trafficanti. Importante considerare anche bene come vestirsi: in favela un abbigliamento sobrio e poco appariscente è più indicato.

In alternativa si può entrare in contatto con una delle numerose organizzazioni non governative che operano nelle comunità carenti della città e chiedere di essere accompagnati per una visita dei loro progetti o per un’esperienza di volontariato.

Come nella favela di Rochina, considerata la favela piú grande di tutto il Sud America, la Rocinha conta oltre 250 mila abitanti ed é situata nella zona Sud di Rio de Janeiro, sulle pendici della montagna Dois Irmãos (Due Fratelli), vicino ai ricchi quartieri di Gavea e Leblon, dove opera la Onlus “Il Sorriso dei miei Bimbi” nata ufficialmente nel 2002 da un progetto di Barbara Olivi, italiana residente in Brasile che dal 1998 ha iniziato ad occuparsi di programmi di educazione per bambini e giovani assieme al marito Julio de Rezende e lo staff. Barbara vive in Rocinha da oltre 15 anni, promuovendo lo svolgimento delle attività dei progetti sotto la sua diretta gestione.

( fonti: Dentro Rio de Janeiro – Il sorriso dei miei bimbi Onlus)