LA PAROLA

Supereroe

Nel dizionario Treccani si legge che con la parola “supereroe” si intende un «personaggio immaginario, nato nell’ambito dei fumetti per ragazzi e poi trasferito nel cinema, dotato di forza muscolare, di capacità sensoriali e talvolta di capacità intellettuali straordinarie e sovrannaturali, che si assume il compito di proteggere l’umanità da catastrofi naturali o accidentali e, soprattutto, di combattere pericolosi e astuti criminali, di fronte ai quali le regolari forze dell’ordine risultano impotenti».

E, dunque, il pensiero vola immediatamente a Superman, che sfrutta i suoi poteri, si trasforma nell’uomo ragno e volteggia per la città tramite sottili fili della ragnatela per tenere al sicuro gli abitanti. O ancora a Batman, che combatte il male con il fidato Robin al suo fianco. Sono eroi di cui abbiamo letto nei suoi fumetti e le cui gesta abbiamo apprezzato nelle trasposizioni cinematografiche. Alzi la mano chi, da bambino, non ha sognato di scoprire di possedere un super potere e di diventare così il paladino mascherato della giustizia, temuto dai cattivi e amato dai buoni.

Ma sono solo questi i supereroi? Essere supereroi si limita all’avere una qualche caratteristica speciale che distingue dalla massa e eleva al rango degli eletti? Forse no. Forse i supereroi sono coloro che ci provano ogni giorno, quelli che sfidano le piccole difficoltà quotidiane e non si lasciano abbattere (non troppo, almeno) dai problemi. Coloro che non voltano la faccia di fronte alle ingiustizie e si spendono per regalare agli altri un mondo migliore. Senza super poteri, senza volare, senza viaggiare nel tempo. Sono supereroi le persone gentili, quelle capaci di perdonare (e perdonarsi) gli errori, chi ha ancora fiducia in un domani migliore dell’oggi. «Ma l’impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale», cantava Lucio Dalla. Essere normali è il superpotere più potente che ci sia.

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