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L’apprezzamento di Macaluso per il libro di TESSERE

Sulla pagina Facebook di Emanuele Macaluso, dirigente del Pci e direttore de "l'Unità", una nota sulle sorti dell'ex organo comunista nella quale cita il volume di Antonio Gramsci pubblicato da TESSERE, Il giornalismo, il giornalista. Scritti, articoli, lettere del fondatore de "l'Unità", curato da Gian Luca con introduzione di Luciano Canfora e postfazione di Giorgio Frasca Polara.
Emanuele Macaluso

Sulla sua pagina Facebook (EM.MA in corsivo), Emanuele Macaluso, storico dirigente del Pci e apprezzato direttore de “l’Unità” dal 1982 al 1986, ha pubblicato ieri, giovedì 1 giugno, una nota nella quale, sostenendo la cessazione della pubblicazione del quotidiano ormai non più legato agli ideali e ai valori che lo hanno ispirato fin dalla nascita, cita il volume di Antonio Gramsci pubblicato da TESSERE, Il giornalismo, il giornalista. Scritti, articoli, lettere del fondatore de “l’Unità”, curato da Gian Luca con introduzione di Luciano Canfora e postfazione di Giorgio Frasca Polara. Lo ripubblichiamo qui:

Smettete di ripubblicare “l’Unità” fondata da Antonio Gramsci

EMANUELE MACALUSO

“L’Unità” è sparita dalle edicole e non si sa che fine farà. La testata è di proprietà di due costruttori, i quali non c’entrano nulla con l’editoria e soprattutto non c’entrano nulla con la sinistra. Hanno acquistato e fatto uscire il giornale per qualche tempo, pensando di ottenere favori dal Pd al governo, e ora sembra che il rapporto tra Renzi e questi signori si sia rotto.

Il Pd per qualificarsi a sinistra aveva chiesto a Sergio Staino di fare il direttore, il quale tra mille difficoltà accettò l’incarico pensando che fosse possibile fare un giornale di sinistra aperto e non chiuso entro le mura del renzismo. Un tentativo è stato fatto, ma un giornale può vivere con editori che pensano ai loro affari e un Pd con un segretario che non ha nessun interesse ad un giornale aperto a sinistra? Evidentemente no.

L’esigenza di ristrutturare il quotidiano che pare vendesse in edicola solo 7 mila copie non interessava né al Pd né ai costruttori. Ma a quanto pare non interessava nemmeno ai lettori. Si dice che i costruttori ora cercano altri soci e circola l’ipotesi di Maurizio Costanzo e signora Maria: anche loro, con la storia de “L’Unità”, non hanno nulla a che fare.

La verità è che il quotidiano comunista, fondato da Antonio Gramsci, è morto con il Pci nel 1991. I tentativi di resuscitarlo sono stati fallimenti e avventure che hanno coinvolto anche bravi giornalisti ora allo sbando.

In questi giorni sto leggendo un bel libro: Antonio Gramsci. Il giornalismo, il giornalista, curato da Gian Luca Corradi, edito da TESSERE, con una prefazione di Luciano Canfora e una postfazione di Giorgio Frasca Polara: due scritti interessanti e appassionanti. Il volume raccoglie scritti e lettere del fondatore de “L’Unità”, il quale scrisse migliaia di articoli.

Canfora ricorda una delle sue lettere a Tania (7 settembre 1931) in cui Gramsci dice che «in dieci anni di giornalismo ho scritto tante righe da potere costituire quindici o venti volumi di quattrocento pagine, ma essi erano scritti della giornata e dovevano secondo me morire dopo la giornata».

Infatti, rifiutò sempre la pubblicazione di volumi con i suoi articoli, alcuni dei quali sono oggi pubblicati in questo volume e non sono morti, ma vivissimi. Leggendoli inevitabilmente si fa una riflessione: ma cosa c’entra Gramsci, il suo giornalismo, la sua “Unità”, con quel che se ne è fatto de “L’Unità” in questi anni? è una questione che io ho sollevato altre volte, anche in questo spazio: smettete la pubblicazione de “L’Unità” «fondata da Antonio Gramsci». Volete fare un giornale? Nessuno ve lo impedisce. Fatelo, ma con un’altra testata.

1 giugno 2017

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