Boliwar Miranda, La mia arte è bella quando è brutta.

20,00

BOLIWAR MIRANDALa mia arte è bella quando è brutta. L’energia della creatività in 50 quadri dipinti insieme alla sofferenza, introduzione di Gilberto Briani, postfazione di Catia Taroni, Firenze, TESSERE, 2018, p. 64.

Edizione cartacea ISBN 978-88-942198-9-0, € 20,00

Edizione e-book (formato pdf) ISBN 978-88-942198-6-9, € 5,99

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BOLIWAR MIRANDALa mia arte è bella quando è brutta. L’energia della creatività in 50 quadri dipinti insieme alla sofferenza, introduzione di Gilberto Briani, postfazione di Catia Taroni, Firenze, TESSERE, 2018, p. 64.

Edizione cartacea ISBN 978-88-942198-9-0, € 20,00

Edizione e-book (formato pdf) ISBN 978-88-942198-6-9, € 5,99

Parte dei proventi del libro ed eventuali auspicate donazioni verranno impiegati per la nascita di un museo dell’arte dei malati a Goa in India nella casa della madre dell’artista.

Cinquanta degli oltre 300 quadri dipinti da Boliwar Miranda – un artista indiano e gravemente malato, ancora sconosciuto di cui certamente si sentirà parlare – raccolti in un libro fotografico, il quarto titolo in catalogo della casa editrice disponibile anche in formato e-book (pdf), che lo scorso anno, in occasione dell’ottantesimo anniversario della morte di Antonio Gramsci, ha finalmente fatto luce sull’attività giornalistica e da teorico dei mass media del fondatore del Partito comunista italiano affiancando questo volume, curato da Gian Luca Corradi con l’introduzione di Luciano Canfora e la postfazione di Giorgio Frasca Polara, da una “appassionata” biografia di Primo Levi con prefazione di Massimo Giuliani e un ricordo di Andrea Liberatori, uno degli ultimi giornalisti ad aver intervistato lo scrittore torinese prima che si suicidasse e una raccolta di interviste fra le quali spiccano quelle a Eugenio Garin, Ludovico Geymonat, Paolo Rossi Monti, Francis Haskell e Nicolaj Rubinstein, questi ultimi due titoli scritti da Daniele Pugliese fondatore della casa editrice ed anche associazione culturale e rivista on line.

Nato a Bombay in India, Miranda è venuto molti anni fa, nel 1986, in Italia a studiare moda dopo aver imparato a suonare il flauto, passione che l’ha portato a collaborare con numerosi musicisti, tra cui Maurizio Dami e Ettore Bonafè con cui ha dato vita al gruppo “Beautifull meditation”, e a suonare in diversi importanti teatri italiani.

Affetto da poliomielite fin dall’infanzia, l’artista – che rifiuta di chiamarsi così, dando spiegazioni di una grande umanità – ha scoperto in Italia a soli 36 anni di dover fare i conti anche con il morbo di Parkinson.

Preso in carico dalle strutture sanitarie pubbliche, Boliwar Miranda vive dal 2010 in una residenza sanitaria assistitenziale sull’appennino tosco emiliano ed è lì che, costretto in carrozzina con gravissime difficoltà motorie, ha iniziato a dipingere scoprendo proprio nell’arte il miglior rimedio per poter affrontare la propria malattia.

Privo dell’introduzione di un critico d’arte che esalti la bellezza della sua pittura, il libro lascia parlare i quadri, realizzati con varie tecniche e su diversi supporti, tutti quanti frutto di un istinto non contaminato da alcuna istruzione al mestiere pittorico. I colori delle sue tele e i personaggi raffigurati – in molti casi proprio i pazienti della struttura che ospita anziani non autosufficienti e creature con gravi disturbi, ma anche paesaggi intravisti dalle finestre dell’hospice o rimasti incollati alla memoria dai primi anni trascorsi in India – rivelano l’energia vitale che anima l’artista, tanto il suo dolore quanto la sua gioia, la sofferenza da un lato e la speranza dall’altro.

«Quello che riesco ad esprimere con i quadri – scrive Miranda – è il frutto della ricerca su di me fatta convivendo per così lungo tempo con il morbo di Parkinson: trasformare la rabbia di un malato, la spinta a fare cose che potrebbero danneggiarci nell’unico modo, invece, di fare cose belle per il nostro corpo e la nostra mente».

Con l’introduzione dello psicoterapeuta Gilberto Briani, allievo di Alexander Lowen e studioso di medicina vibrazionale, e la postfazione della direttrice sanitaria della struttura che lo ospita, la dottoressa Catia Taroni, il libro intende far conoscere la sorprendente pittura di un artista che, come già detto, non vuol definirsi tale e forse proprio perciò lo è davvero. Ma vuole anche raccogliere il messaggio in bottiglia racchiuso nelle parole di Boliwar quando descrive il suo primo quadro, una Donna con bambino non suo: «È un messaggio d’amore per tutti, anche per il bambino che non è tuo. Io spero che questo messaggio arrivi. Io sono sicuro che questo messaggio arriverà».

Un auspicio che trova conferma nelle parole del dottor Briani: «La passione che lo anima trasmette una prepotente vena di naturale creatività. L’energia sembra quasi sgorgare da un’altra fonte, quasi una misteriosa e profonda trasfigurazione che colpisce i nostri sensi».

 

Tessere è una testata giornalistica registrata al Tribunale di Firenze il 15 dicembre 2016. Direttore responsabile Daniele Pugliese.

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