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La tela del cronista

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Tessere la storia con la penna in mano
di Giorgio Frasca Polara

Con testi di Sergio Sergi, Paolo Franchi, Giuseppe Ceretti,
Valeria Marchionne, Gian Luca Corradi, Daniele Pugliese
e un articolo di Emanuele Macaluso

 

Pagine: 382
Anno di Pubblicazione: 2021

Edizione cartacea, ISBN 979-12-80472-00-7
Edizione e-book, ISBN 979-12-80472-01-4
 

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Descrizione

Nato alla clinica Quisisana a Roma – lo stesso giorno dello stesso anno e nello stesso posto dove morì Antonio Gramsci – Giorgio Frasca Polara ha come stampato nel suo DNA la scelta di campo fatta lavorando una vita intera prima a “l’Unità”, poi come portavoce della prima donna eletta alla carica di Presidente della Camera, Nilde Iotti per 10 anni, infine continuando a scrivere per le testate amiche, curando libri, continuando a frequentare a 84 anni la sala Stampa del Senato dove i cronisti ancora gli chiedono consiglio e i più giovani imparano cos’è un mestiere, quello del giornalista, che si allontana sempre più dall’ostinazione e dall’amor per le notizie vere e su fatti rilevanti, non chiacchiericci tratti da Facebook o dai social.

La Tela del cronista. Tessere la storia con la penna in mano raccoglie tutti gli articoli che Giorgio Frasca Polara ha scritto con cadenza mensile tra il 2017 e il 2019 per la rivista on line “www.tessere.org” edita dall’associazione culturale tessere, raccontando eventi noti e meno noti di questo paese in un arco di tempo che va dal 1869 al 2005. A questi articoli si aggiunge la postfazione che Frasca Polara scrisse per la raccolta di scritti, articoli e lettere di Antonio Gramsci intitolata Il giornalismo, il giornalista, pubblicata nel 2017 a cura di Gian Luca Corradi e con la prefazione di Luciano Canfora e si aggiunge anche la prefazione che scrisse al Memoriale di Yalta di Palmiro Togliatti pubblicato da Sellerio.

Siciliano DOC, la prefazione al suo nuovo libro avrebbe dovuto scriverla un compagno, un conterraneo e un politico imprestato al giornalismo (o forse un giornalista prestato alla politica): Emanuele Macaluso che, proprio mentre stava scrivendo, ci ha lasciato tutti.
Si è tuttavia voluto mantenere questo contatto di una vita intera, pubblicando la recensione che Emanuele Macaluso scrisse per “l’Unità” con un articolo intitolato Quei padri “padrini”del convento di Mazzarino scritto appunto da Frasca Polara sempre per Sellerio editore.

Il compito dunque che sarebbe dovuto essere di Macaluso l’ha preso un terzo siciliano doc, anzi un “messinese” come sottolinea lui: Sergio Sergi, quasi tutta la vita a “l’Unità”, dalla sua città natia a Roma e da qui a Bruxelles, a Mosca, come inviato per il giornale fondato da Gramsci.
Anche Beppe Ceretti – milanese e anch’egli, prima di passare al “Sole 24 Ore” e poi ora a fare il volontario a Vidas, l’associazione di cure palliative fondata da Giovanna Cavazzoni, l’ex compagna di Claudio Abbado – ha ripercorso un aneddoto della vita di redazione passata a fianco a GFP. Paolo Franchi, prima “l’Unità”, poi “Rinascita” e ora da tempo “Il Corriere della Sera” firma la postfazione al libro di Frasca Polara.
Il volume è stato curato da Valeria Marchionne e Gian Luca Corradi e contiene un testo anche del direttore di tessere Daniele Pugliese.

Un ricco impianto di annotazioni ai testi aiuta il lettore più giovane a conoscere i dettagli delle storie raccontate da questo grande cronista che alla tenera età di 84 anni ha ancora tanto da insegnare a tutti noi, a partire dalla bellezza del suo scrivere.
Come ben scrive Sergio Sergi nella sua prefazione leggere e apprezzare «queste cronache, alcune di esse sono già pezzi di storia, è un piacere che si rinnova. C’è il talento di un professionista nato per fare questo prezioso mestiere, di un osservatore attento della società italiana e, se vogliamo, anche di un protagonista diretto, di un testimone di prima fila per tanti anni».

E come ricorda anche Paolo Franchi nella sua postfazione la lettura di questo libro dovrebbe rientrare nel percorso di formazione di ogni giovane giornalista «perché, se lo vorranno, potranno trovarci non solo cronache dettagliate e assai acute di passaggi chiave, noti e meno noti, della nostra storia, ma pure una lezione di stile, molto utile in tempi come i nostri, nei quali dello stile, o degli stili, sembra essersi smarrita ogni traccia … I buoni libri – e questo è un buon libro – servono anche a mettere un po’ d’ordine nella memoria».


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