CRITICA LIBRI

Il sottile veleno del terrorismo

Una storia di gente comune, raccontata in linguaggio popolare e frammentata in 125 brevi episodi, offerti in ordine sparso al lettore. Patria è il romanzo con cui Ferdinando Aramburu, nato a San Sebastian nel 1959, fa i conti con il terrorismo dell’ETA. E narra come la vita del popolo basco ne viene sconvolta negli anni settanta e ottanta del secolo scorso.

Il romanzo racconta la storia di due famiglie molto legate fra loro, che finiranno per togliersi il saluto, fino a veder partecipare uno dei loro figli all’assassinio del padre dell’altro. È l’omicidio di un uomo buono, la cui colpa è solo quella di non aver voluto corrispondere alle richieste mafiose, esagerate e perentorie di finanziamenti dell’ETA. Ma soprattutto il romanzo è la storia di due donne, Bittori e Miren, amiche per la pelle, che si odieranno a lungo, prima di riuscire a trovare la strada per riconciliarsi.

Quella di Aramburu è la storia di una comunità lacerata, ma anche e soprattutto un attacco frontale a tutti i terrorismi. Il messaggio finale del romanzo ci consegna un uomo distrutto, che, dopo diciassette anni di prigione, capisce di essere stato truffato.

«Da solo nella sua cella, Joxe Mari, quarantatré anni, diciassette dei quali in prigione, abbandonò l’ETA. Un giorno come tanti, prima di andare a letto – scrive Aramburu –, lanciò un’occhiata a una foto che gli aveva mandato sua sorella e disse fra sé: punto. Così, semplicemente. Nessuno lo seppe, perché non comunicò a nessuno la sua decisione. Né ai compagni né alla famiglia. A nessuno. E tutto questo sei mesi prima che l’organizzazione annunciasse la cessazione definitiva della lotta armata. Uscì dall’ETA, dormì bene. […] E non si scompose nemmeno nei mesi più tardi, quando vide alla televisione quei tre incappucciati proclamare che l’ETA aveva deciso di mettere fine alla lotta armata. Non è che non gli importasse. È che la considerò una faccenda che non lo riguardava […] Era diventato solitario, ansioso. Sembrava tranquillo, la sua era una tranquillità dell’albero caduto. La sua deliberata solitudine, quella di un uomo sempre più stanco. E altrettanto diffidente. I suoi rimuginii, quelli di una coscienza in cui a poco a poco avevano smesso di risuonare slogan, argomenti, tutti quei rottami verbali sentimentali con i quali per lunghi anni aveva oscurato la propria verità intima. E qual era questa verità? Quale doveva essere? Che aveva fatto del male e aveva ucciso. Per cosa? E la risposta lo riempiva di amarezza: per niente. Dopo tanto sangue, né socialismo, né indipendenza, né un cazzo fritto. Era saldamente convinto di essere stato vittima di una truffa».

Un romanzo da leggere tutto di un fiato, nonostante le 600 pagine.

Ferdinando Aramburu, Patria, Guanda, 2016, ISBN 9788823519107, pp. 640, € 19

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