DAILY LA DATA

11 settembre 1973
Golpe militare in Cile

L'assalto al Palacio de la Moneda da parte dei militari di Pinochet e la fine della democrazia in Cile

L’immagine del Presidente cileno Salvador Allende, con a fianco la sua guardia personale, nelle drammatiche ore del colpo di stato cileno, ha fatto il giro del mondo. L’11 settembre del 1973 un golpe militare capeggiato dal generale Augusto Pinochet rovesciò il governo democraticamente eletto di Salvador Allende, con un attacco armato al Palacio de La Moneda, residenza del Presidente cileno.

Alessandro Leogrande, giornalista e scrittore mai abbastanza compianto, ha ricostruito con chiarezza quel che è successo in quel golpe e come anche i fatti cileni rientrassero in quel piano più grande di controllo e di dominio dell’America Latina riassunto nel trasversale Plan Condor, con il quale le dittature latinoamericane si scambiavano pratiche di tortura e informazioni, con l’apporto di gente come Stefano Delle Chiaie, neofascista il cui nome compare nelle inchieste sulle stragi terroristiche neofasciste, da Piazza Fontana in poi, che è stato consigliere al  fianco di dittatori assieme al criminale nazista Klaus Barbie, uscendo praticamente illeso da ogni procedimento a suo carico, e morendo in un ospedale romano appena due giorni fa, alla bella età di 83 anni.

Morendo, invece, a quarant’anni, Alessandro Leogrande ha lasciato incompiute le ricerche per le quali, nel 2017, era partito per l’Argentina: indagini che volevano rendere giustizia ai tanti giovani sudamericani fatti scomparire dalle dittature, un’intera generazione perduta in un’orgia di sangue.

Lo scrittore Roberto Bolaño ha scritto «l’intera America Latina è seminata con le ossa di questi giovani dimenticati». Fra quei giovani c’erano anche coloro che quel giorno, alla Moneda, combatterono strenuamente per difendere il Presidente e il Cile. Erano i volontari del GAP, il Gruppo di amici personali o Gruppo di amici del presidente, una piccola formazione di guardie del corpo di Salvador Allende, che a buon diritto non si fidava della protezione di polizia e carabinieri. La squadra del Gap era formata da militanti della federazione giovanile socialista che seguivano Allende giorno e notte; fra loro anche il futuro scrittore Luis Sepúlveda, che l’11 settembre era di presidio altrove.

«Quel pugno di uomini resistette per ore all’assalto dell’esercito e al bombardamento dell’aviazione» – scrive Leogrande – «Li misero in scacco fino al pomeriggio armati di soli fucili, tanto che i golpisti non sopportarono l’affronto subito. Dopo la conquista del palazzo e il suicidio di Allende, gli ultimi difensori della Moneda furono condotti nella caserma del reggimento Tacna, uno dei fulcri del golpe. I poliziotti fedeli alla repubblica vennero rilasciati dopo essere stati torturati. Gli uomini del Gap no: dopo aver subito interminabili sevizie, dopo essere stati mutilati vennero assassinati e sepolti in una fossa comune. In seguito, per timore che venissero individuati, i loro resti furono trasferiti dai militari a Fuerte Arteaga, e qui “gettati in una buca profonda dieci metri, fatti saltare in aria con la dinamite e infine coperti di terra”».

La dittatura in Cile è durata fino al 1990.