DAILY LA PAROLA

Estasi

Estasi, ovvero la volontà di portare luce là dove la razionalità ha reso tutto buio e incomprensibile al pensare comune
Caravaggio, Maria Maddalena in estasi

Il termine estasi ha una etimologia molto antica, poiché deriva dal greco ex-stàsis ovvero distrazione della mente, elevazione mistica. I latini intendevano l’estasi non tanto come estraniarsi da ciò che è razionalità, quanto volgere la mente alla luce, cioè a est dove sorge il sole. È più facile comprenderne il senso se l’etimo viene cercato in lingua inglese o francese. In buona sostanza, quando si usa il termine estasi si indica la volontà di portare luce là dove la razionalità ha reso tutto buio e incomprensibile al pensare comune.

Oggi il termine si riferisce a una situazione che per lo più si verifica quando i cinque sensi cerebrali, e quindi la razionalità, sono fuori controllo. La mentalità occidentale considera il corpo umano come un contenitore di metabolismi fisiologici e tutto ciò che è idea o fantasia come qualcosa che appartiene al mondo dell’onirico o a sensazioni metafisiche, indotte da sostanze stupefacenti. Così si dimentica tutto un universo creato dall’elaborazione fantastica di chi ragionava o ragiona ancor oggi con il cuore e la mente unite. È così che si sviluppano altri sensi diversi da quelli che attendono ai moti del cervello, che nascono dall’ascoltarsi, dalle sensazioni, dai presentimenti, dalla lettura delle emozioni e degli eventi utilizzando un linguaggio non unicamente cerebrale.

In molte filosofie orientali l’estasi è un momento sacro che corrisponde all’illuminazione, ovvero il pieno sviluppo delle potenzialità presenti nell’uomo. È lo stato in cui la mente diventa illimitata e non è più separata dal resto del mondo, l’individuo si fonde con il macrocosmo e si sviluppa la sensazione di armonia che porta a sentirsi parte del tutto.

In campo artistico l’estasi trova espressione in molti dipinti e sculture: L’estasi di Santa Teresa, capolavoro di Gian Lorenzo Bernini, Maria Maddalena in estasi, di Michelangelo Merisi detto Caravaggio, L’estasi di San Giuseppe da Copertino, di Giuseppe Mazzanti, solo per citarne alcuni. Ciò spinge a riflettere sull’importanza di rendere visibile e tangibile uno stato di grazia e di beatitudine, una sensazione o emozione difficilmente traducibile in termini digitali.
Quando un artista riesce a trasferire in una porzione finita di materia qualcosa che evoca un’immagine della bellezza infinita dell’universo, offre un dono senza fine. Chiarifica la mente, chiarifica la percezione del mondo, ci distacca per un secondo dalla caotica moltitudine del regno della materialità e ci fa risalire verso l’unità cosmica infinita.
E un flebile bagliore estatico, se sappiamo coglierlo, riluce in noi.