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Il giornalismo,
il giornalista

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Scritti, articoli, lettere del fondatore de “l’Unità”

a cura di Gian Luca Corradi

introduzione di Luciano Canfora
postfazione di Giorgio Frasca Polara

 

Pagine: 326
Anno di Pubblicazione: 2017

 

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Descrizione

Sessantasette degli oltre 1.500 articoli che Antonio Gramsci scrisse come giornalista fra il 26 luglio 1910 su “L’Unione sarda” e, pochi giorni prima di essere arrestato, l’8 novembre 1926, su “l’Unità” – il quotidiano in edicola da quasi un secolo che ha fondato nel 1924 – passando per “l’Avanti!”, “L’Ordine Nuovo”, “La Città futura”, “La Correspondance Internationale”; 22 lettere, prima e dopo essere incarcerato, in cui si occupa di giornali; e le 38 note, più una rimasta finora in ombra, dei Quaderni in cui si occupa dell’argomento “giornalismo”.

È questo il contenuto di Antonio Gramsci, Il giornalismo, il giornalista. Scritti, articoli, lettere del fondatore de “l’Unità”, secondo libro pubblicato dalla neonata casa editrice TESSERE in occasione degli 80 anni dalla morte, avvenuta il 27 aprile 1937, del grande intellettuale sardo che ha fondato il più anomalo dei partiti comunisti, non solo dell’Occidente, e il cui pensiero è al centro di un vasto interesse nelle Università di tutto il mondo.

Con una prefazione di Luciano Canfora, l’illustre docente di Filologia greca e romana all’Università di Bari, e una postfazione di Giorgio Frasca Polara, per 40 anni firma di spicco de “l’Unità”, portavoce di Nilde Jotti durante la sua presidenza della Camera e a lungo al vertice dell’Associazione della stampa parlamentare, il libro intende testimoniare – scrive lo storico Gian Luca Corradi, bibliotecario alla Nazionale di Firenze, che lo ha curato – «l’attualità delle riflessioni di Gramsci sul giornalismo, condotte con lo stesso rigore e la stessa multidisciplinarietà impiegati dai più autorevoli “guru” dei mass-media, per dirne solo qualcuno da Vance Packard a Derrick de Kerckhove, da Umberto Eco a David Randall. Ma leggendo o rileggendo quelle “note”, il lettore – che voglia rimaner tale o spingersi ad aver suoi lettori intraprendendo la professione – di spunti a cui prestare attenzione e farne tesoro ne troverà molti altri».

Ne emerge un Gramsci – come nota il professor Canfora nella prefazione ricca di spunti capaci di innescare un nuovo acceso dibattito culturale – ostinatamente e volutamente “giornalista”, deciso per questa strada a comprendere (e insegnare come comprendere) la realtà che ci circonda.

Il libro consente così di ricostruire un aspetto troppo a lungo sottovalutato dell’intellettuale che, scavando nelle pagine del Principe di Machiavelli o nel Canto X della Divina Commedia, ha insegnato ad intere generazioni come leggere con più attenzione un testo, trovandone il senso attuale.


CARRELLO

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