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La mia arte è bella
quando è brutta

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L’energia della creatività in 50 quadri dipinti insieme alla sofferenza

di Boliwar Miranda

introduzione di Gilberto Briani
postfazione di Catia Taroni

 

Pagine: 64
Anno di Pubblicazione: 2016

Edizione cartacea ISBN 978-88-942198-9-0
Edizione e-book (formato pdf) ISBN 978-88-942198-6-9

 

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Descrizione

Cinquanta degli oltre 300 quadri dipinti da Boliwar Miranda – un artista indiano e gravemente malato – raccolti in un libro fotografico, il quarto titolo in catalogo della casa editrice disponibile anche in formato e-book (pdf).

Nato a Bombay in India, Miranda è venuto in Italia nel 1986 a studiare moda, dopo aver imparato a suonare il flauto passione che l’ha portato a collaborare con numerosi musicisti (tra cui Maurizio Dami e Ettore Bonafè con cui ha dato vita al gruppo “Beautifull meditation”) e a suonare in diversi importanti teatri italiani.

Affetto da poliomielite fin dall’infanzia, l’artista – che rifiuta di chiamarsi così, dando spiegazioni di una grande umanità – ha scoperto a soli 36 anni di dover fare i conti anche con il morbo di Parkinson.  Preso in carico dalle strutture sanitarie pubbliche in Italia, Boliwar Miranda vive dal 2010 in una residenza sanitaria assistitenziale sull’appennino tosco-emiliano ed è lì che, costretto in carrozzina con gravissime difficoltà motorie, ha iniziato a dipingere scoprendo nell’arte il miglior rimedio per poter affrontare la propria malattia.

Privo dell’introduzione di un critico d’arte che esalti la bellezza della sua pittura, il libro lascia parlare i quadri, realizzati con varie tecniche e su diversi supporti, tutti quanti frutto di un istinto non contaminato da alcuna istruzione al mestiere pittorico. I colori delle sue tele e i personaggi raffigurati – in molti casi i pazienti della struttura che ospita anziani non autosufficienti e creature con gravi disturbi, ma anche paesaggi intravisti dalle finestre o rimasti incollati alla memoria dai primi anni trascorsi in India – rivelano l’energia vitale che anima l’artista, tanto il suo dolore quanto la sua gioia, la sofferenza da un lato e la speranza dall’altro.

«Quello che riesco ad esprimere con i quadri – scrive Miranda – è il frutto della ricerca su di me fatta convivendo per così lungo tempo con il morbo di Parkinson: trasformare la rabbia di un malato, la spinta a fare cose che potrebbero danneggiarci nell’unico modo, invece, di fare cose belle per il nostro corpo e la nostra mente».

Con l’introduzione dello psicoterapeuta Gilberto Briani, allievo di Alexander Lowen e studioso di medicina vibrazionale, e la postfazione della dottoressa Catia Taroni, direttore sanitario della struttura, il libro intende far conoscere la sorprendente pittura di un artista che non vuol definirsi tale e forse proprio per questo lo è davvero. Ma vuole anche raccogliere il messaggio in bottiglia racchiuso nelle parole di Boliwar quando descrive il suo primo quadro, una Donna con bambino non suo: «È un messaggio d’amore per tutti, anche per il bambino che non è tuo. Io spero che questo messaggio arrivi. Io sono sicuro che questo messaggio arriverà».

Un auspicio che trova conferma nelle parole del dottor Briani: «La passione che lo anima trasmette una prepotente vena di naturale creatività. L’energia sembra quasi sgorgare da un’altra fonte, quasi una misteriosa e profonda trasfigurazione che colpisce i nostri sensi».

Parte dei proventi del libro ed eventuali auspicate donazioni verranno impiegati per la nascita di un museo dell’arte dei malati a Goa in India nella casa della madre dell’artista.


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