DAILY LA PAROLA

Poltrona

L’uso del termine appare decisamente inflazionato in politica.  Gli strali maggiori da chi rischia di perdere la sua o comunque ne vede compromesso il futuro.

C’è chi la vuole per rilassarsi o leggere un libro, chi per riposarsi dopo il lavoro o lo sport, chi la prenota per il concerto o la partita di calcio. C’è chi non può farne a meno, chi invece talvolta ne farebbe volentieri a meno, come chi è costretto a quella del dentista. Poltrona, accrescitivo di poltro, cuscino. Recita il vocabolario: sedile ampio e comodo, ben imbottito, munito di braccioli. In senso figurato, starsene in poltrona, ossia oziare; ma anche, avere una carica di prestigio, di potere (“ambisce alla poltrona di direttore generale”).

Mai come in questi ultimi tempi si è parlato tanto di poltrone e non solo nella martellante pubblicità “Poltrone e Sofà, artigiani della qualità”.  L’uso del termine appare decisamente inflazionato in politica.  Gli strali maggiori da chi rischia di perdere la sua o comunque ne vede compromesso il futuro. Ciascuno, ben inteso, parla spesso in senso molto negativo di quella degli altri mai della propria.  “Governo delle poltrone”, “salvare la poltrona”, “mercato delle poltrone”, “tagliare le poltrone” sono alcune frasi ripetute ossessivamente nel dibattitto politico odierno. Peccato, che in questo modo, si rischia di snaturare il senso della parola, intesa come incarico di prestigio oltre che di potere, scevra da una connotazione negativa. Basti pensare alla poltrona di presidenti della Repubblica o anche di sindaci di indiscusso valore, come Sandro Pertini o Giorgio La Pira.  Insomma, forse più che parlare della poltrona sarebbe meglio parlare di chi la occupa.

Quelle di oggi, inoltre, sembrano spesso più strapuntini che poltrone, vista anche la loro durata. D’altri tempi la longevità della poltrona che fu di Giulio Andreotti. Al Senato il suo scranno in pelle rossa è stato indicato dai commessi come meta turistica.

Poltrone, quando non è sostantivo plurale e viene usato come aggettivo, indica un pigrone, un fannullone, un indolente. Da qui anche poltronaggine o poltronite.

Se infine  sulla parola vogliamo riderci su basta rivedere la strepitosa commedia di John Landis, Una poltrona per due.