DAILY LA PAROLA

Ufficio

"Ufficio", parola dalla moltitudine di significati, materiali e immateriali

Scrivo questo articolo dal mio ufficietto, un soppalchino dalle volte piuttosto basse, dove c’è appena il posto per un letto e dove tento di rifugiarmi dagli assalti dei figlioli, che soprattutto durante il fine settimana reclamano – e giustamente pretendono – che adempia al mio ben più alto ufficio, quello paterno, che, per quanto ho potuto capirne fino ad ora, consiste soprattutto nel giocare. Un piacere, più che un dovere: basta non dover guardare partite di giochi incomprensibili alla PlayStation o raccolte di figurine dei pokemon, che già mal dispongono per il loro costo esorbitante e del tutto ingiustificabile.

Ma ufficio, uffizio e nelle loro meno comuni varianti con la “o” iniziale o con una sola “f”, dal latino officium «dovere, cortesia, servigio, carica, funzione», come riporta il vocabolario Treccani, significa in primo luogo proprio questo: adempiere a un compito, a un obbligo morale, se non siano l’amore o l’amicizia o la carità a muoverci, per rendere un servizio.

Al plurale, si prestano i propri buoni uffici quando si intercede presso qualcuno che abbia un ruolo o che ricopra un ufficio rilevante per gli interessi di altri che si intenda favorire, o, in diritto internazionale, si interpongono buoni uffici con l’intervento diplomatico per dirimere controversie insorte tra stati.

Ufficio è sinonimo di compito o di carica quando le mansioni da assolvere siano considerate particolarmente rilevanti da un punto di vista morale o sociale, o quando attengano all’alta direzione o al comando: è ufficio del giudice amministrare la giustizia; il comandante, in ragione del suo ufficio, sarà l’ultimo ad abbandonare la nave; il pubblico amministratore non abuserà del suo. Anche perché, viceversa, commetterà quel reato, di abuso d’ufficio, che in questi ultimi tempi il vicepremier leghista sta proponendo di eliminare, senza che ne sia limpida la ragione. Posto che le pene sono previste non solo per punire le condotte criminali, ma anche quale deterrente al porle in essere.

Si dice reato perseguibile d’ufficio, per quegli atti o comportamenti compiuti da un organo o una carica, cioè da un ufficio, di propria ed immediata iniziativa, in virtù dei poteri riconosciuti dalla normativa applicabile. Di sicuro l’accusato che si trovi in acclarate condizioni di difficoltà economica avrà diritto ad un difensore d’ufficio.

La pubblica amministrazione è articolata in uffici dislocati sul territorio solitamente seguendo la suddivisione amministrativa delle regioni e delle province. Ciascuno di questi è a sua volta organizzato in svariati uffici, che si distribuiscono in una moltitudine di locali e stanze a loro volta chiamati uffici, dove lavorano impiegati e funzionari con i quali il cittadino interagisce quando ha a che fare con la burocrazia dello stato. Se l’impiegato non si trova il cittadino che non si arrende tenterà di parlare con il capoufficio, o capo team, o capo area, come adesso si usa dire. Anche nel settore privato le aziende più grandi e strutturate rispecchiano simili articolazioni.

Ci sopo poi gli URP, ufficio relazioni con il pubblico, dove ci si rivolge per informazioni, reclami, segnalazioni e dove si spera di trovare una risposta a un problema o a u disservizio.

Come non ricordare i grigi uffici in cui abbiamo visto patire il ragionier Ugo Fantozzi e i suoi colleghi, contrapposto a quello celestiale del mega direttore galattico, arredato con poltrone di pelle umana. In una celebre sequenza del “secondo tragico” film della fortunata serie interpretata da Paolo Villaggio, le progressioni di carriera e i repentini demansionamenti del povero Fantozzi, sono rappresentati dall’arricchimento e dal successivo inesorabile impoverimento degli arredi del suo ufficio, metafora immediata della carriera e dell’individualismo. Tema attraverso il quale si può leggere più pienamente la tragicommedia.

Sicuramente, quando si è chiamati improvvisamente o portati nell’ufficio del preside o del capo, qualcosa non va.

“Cunningham, nel mio ufficio!” decretava risoluto Arthur Fonzarelli, al secolo Fonzie, facendo trasalire il buon Ricky negli episodi della serie Tv Happy days, raccontata da Filippo Luti qui su TESSERE. Ma nessuno se ne preoccupava più di tanto perché erano, appunto, giorni felici e l’ufficio era il bagno dei maschi del locale, in cui quei ragazzi si ritrovavano.