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Il Sole 24 Ore recensisce il libro di Giorgio Frasca Polara

Libri Frasca Polara, la storia d’Italia raccontata dalla penna di un cronista di razza

di Dario Ceccarelli

14 novembre 2021

Qualcuno, e non solo tra i più giovani, dirà: Giorgio Frasca Polara, chi è costui? E che cosa ha fatto di così rilevante da meritare non solo un articolo ma addirittura un libro? È proprio necessario parlare ancora di un giornalista, un cronista parlamentare, che per 43 anni ha scritto di politica su l’Unità, storico e glorioso giornale del Pci, ma pur sempre voce di un partito che fino alla svolta di Occhetto si è definito comunista? Non è un giornalismo di parte? Ne abbiamo proprio bisogno, per capire la realtà, di rituffarci in un passato così denso di spaccature e divisioni ideologiche?

Passaggi chiave della nostra storia

La domanda è lecita, e rispondere è doveroso. Sì, parlarne può essere molto interessante. Per diversi motivi che proviamo a spiegare. Il primo è che ripercorrendo gli articoli di questo bel libro (La tela del cronista, Tessere la storia con la penna in mano) si ha un’opportunità quasi unica di ritornare su alcuni passaggi chiave della nostra storia recente che a tutti, giovani e meno giovani, può essere davvero utile conoscere o riapprofondire.

Il secondo è invece un motivo più allettante: e cioè che questi articoli, che ripercorrono 135 anni della nostra storia (1869-2005) e usciti sulla rivista www.tessere.org, sono scritti in modo magistrale, con uno stile che ti riconcilia col giornalismo.

Un maestro di giornalismo

Leggere deve essere anche un piacere. Diciamo la verità: pur senza essere nostalgici di una perfezione che mai ci fu, quello che ci passa l’attuale convento dell’informazione, appesantita dalla fretta di andare subito in rete, non è proprio da raccomandare ai ragazzi. Fake news, imprecisioni, refusi, titoli non pertinenti, sciatteria: ogni giorno ha la sua pena. Ebbene, rileggendo gli scritti di Giorgio

Frasca Polara, 84 anni ben portati, questo rischio non c’è. Perchè il nostro cronista non solo è rigoroso nella ricostruzione dei fatti, ma li scrive con uno stile impeccabile che andrebbe fortemente consigliato nelle scuole di qualunque genere, non solo di giornalismo. Ma questo è un altro discorso che ci porterebbe troppo lontano e sul quale Frasca Polara, avendo insegnato giornalismo alla Sapienza di Roma, si divertirebbe molto a dir la sua.

Quanto alla faziosità, possiamo solo rispondere di sì: che l’autore è orgogliosamente fazioso, ma nel modo più onesto. Non nascondendo cioè la propria visione del mondo e avvertendo in anticipo il lettore. Non confonde le carte. Viene in mente, per par condicio, Indro Montanelli, celebre giornalista della riva destra, mancato 20 anni fa, che tutto fu tranne che imparziale. Montanelli non solo era di parte, ma se ne vantava pure, ritenendo quel suo dichiararsi un distintivo di onestà intellettuale.

Il secondo è invece un motivo più allettante: e cioè che questi articoli, che ripercorrono 135 anni della nostra storia (1869-2005) e usciti sulla rivista www.tessere.org, sono scritti in modo magistrale, con uno stile che ti riconcilia col giornalismo.

Un maestro di giornalismo

Leggere deve essere anche un piacere. Diciamo la verità: pur senza essere nostalgici di una perfezione che mai ci fu, quello che ci passa l’attuale convento dell’informazione, appesantita dalla fretta di andare subito in rete, non è proprio da raccomandare ai ragazzi.

Fake news, imprecisioni, refusi, titoli non pertinenti, sciatteria: ogni giorno ha la sua pena. Ebbene, rileggendo gli scritti di Giorgio Frasca Polara, 84 anni ben portati, questo rischio non c’è. Perchè il nostro cronista non solo è rigoroso nella ricostruzione dei fatti, ma li scrive con uno stile impeccabile che andrebbe fortemente consigliato nelle scuole di qualunque genere, non solo di giornalismo. Ma questo è un altro discorso che ci porterebbe troppo lontano e sul quale Frasca Polara, avendo insegnato giornalismo alla Sapienza di Roma, si divertirebbe molto a dir la sua.

Quanto alla faziosità, possiamo solo rispondere di sì: che l’autore è orgogliosamente fazioso, ma nel modo più onesto. Non nascondendo cioè la propria visione del mondo e avvertendo in anticipo il lettore. Non confonde le carte. Viene in mente, per par condicio, Indro Montanelli, celebre giornalista della riva destra, mancato 20 anni fa, che tutto fu tranne che imparziale. Montanelli non solo era di parte, ma se ne vantava pure, ritenendo quel suo dichiararsi un distintivo di onestà intellettuale.

Il secondo è invece un motivo più allettante: e cioè che questi articoli, che ripercorrono 135 anni della nostra storia (1869-2005) e usciti sulla rivista www.tessere.org, sono scritti in modo magistrale, con uno stile che ti riconcilia col giornalismo.

Un maestro di giornalismo

Leggere deve essere anche un piacere. Diciamo la verità: pur senza essere nostalgici di una perfezione che mai ci fu, quello che ci passa l’attuale convento dell’informazione, appesantita dalla fretta di andare subito in rete, non è proprio da raccomandare ai ragazzi.

Fake news, imprecisioni, refusi, titoli non pertinenti, sciatteria: ogni giorno ha la sua pena. Ebbene, rileggendo gli scritti di Giorgio Frasca Polara, 84 anni ben portati, questo rischio non c’è. Perchè il nostro cronista non solo è rigoroso nella ricostruzione dei fatti, ma li scrive con uno stile impeccabile che andrebbe fortemente consigliato nelle scuole di qualunque genere, non solo di giornalismo. Ma questo è un altro discorso che ci porterebbe troppo lontano e sul quale Frasca Polara, avendo insegnato giornalismo alla Sapienza di Roma, si divertirebbe molto a dir la sua. Quanto alla faziosità, possiamo solo rispondere di sì: che l’autore è orgogliosamente fazioso, ma nel modo più onesto. Non nascondendo cioè la propria visione del mondo e avvertendo in anticipo il lettore. Non confonde le carte. Viene in mente, per par condicio, Indro Montanelli, celebre giornalista della riva destra, mancato 20 anni fa, che tutto fu tranne che imparziale. Montanelli non solo era di parte, ma se ne vantava pure, ritenendo quel suo dichiararsi un distintivo di onestà intellettuale.

I numerosi contributi

Tornando al libro, introdotto da Sergio Sergi, e con contributi di Emanuele Macaluso, Daniele Pugliese, Valeria Marchionne, Gian Luca Corradi, Paolo Franchi e Giuseppe Ceretti (per diversi anni caporedattore dell’Unità e poi colonna del Sole 24 Ore online), è davvero difficile dire cosa ci sia piaciuto di più. Molto coinvolgente, per esempio, è l’episodio sui fatti del 16 marzo 1978 – il giorno del rapimento di Aldo Moro – quando Frasca Polara, dopo aver saputo per caso la notizia dalla radio di una motocicletta della polizia, cerca in tutti i modi di convincere un incredulo Alessandro Natta (e un preoccupato Enrico Berlinguer) che non sta facendo uno scherzo di pessimo gusto. Superato quell’ostacolo, da li poi si snoderà il racconto di quei tormentosissimi giorni. I tanti dubbi, la pesante responsabilità di dover prendere la decisione giusta in un’ora decisiva del Paese.

Gli inizi all’Unità

Molto bello, nella prefazione di Sergio Sergi, anche l’episodio, raccontato dal senatore Emanuele Macaluso (scomparso il 19 gennaio 2021) del rocambolesco avvio della carriera di Frasca Polara, figlio di Pietro, noto imprenditore siciliano degli anni del

Dopoguerra. Ebbene, Macaluso un giorno si trova davanti questo distinto signore, presidente dell’Associazione siciliana degli industriali, che tutto trafelato gli dice a brutto muso: “Onorevole, lei questo figlio, che vuole fare il giornalista dell’Unità, me lo deve liberare…”.

Macaluso rimane interdetto. Poi pensando che il padre voglia riportare Giorgio nell’azienda di famiglia, gli risponde: “Presidente, se lo riprenda pure, se lui vuole…”. Naturalmente Giorgio se ne guardò bene dall’ubbidire al potente padre rimanendo a scrivere di cronaca e di lirica nella redazione di Via Caltanissetta. Fino a quando non ci fu la “chiamata” a Roma dove cominciò la sua attività di cronista parlamentare, durante la quale fu anche portavoce di Nilde Jotti per ben 14 anni alla presidenza della Camera.

Cronista scrupoloso, abile narratore, Gfp ripercorre la storia d’Italia suscitando sempre la curiosità del lettore, in ossequio a una regola fondamentale del giornalismo: informare è importante, non annoiare ancora di più. Divertente ad esempio il racconto del “ventaglio per onorevoli accaldati”. Come è nata la tradizionale consegna del ventaglio, cioè il vero segnale delle vacanze estive delle Camere?

Qui bisogna tornare un secolo indietro quando il Parlamento si trasferì da Firenze a Roma, dopo che quest’ultima fu liberata dal dominio papale. La scelta della nuova sede cadde su Montecitorio, ma la struttura originale (del Bernini) era poco funzionale. Bisognava fare dei lavori. Nell’attesa nel cortile “con un contorno di bustarelle per appalti e sub appalti” fu costruita un’aula provvisoria in ferro e in legno, freddissima d’inverno e bollente in estate.

La cerimonia del Ventaglio

Ebbene nel rovente luglio del 1883 il quotidiano la Nazione riporta che il presidente della Camera, onorevole Zanardelli, impegnato su una difficile discussione in aula, disse scherzando ai giornalisti in tribuna che “almeno loro avevano un ventaglio per rinfrescarsi..” Il giorno dopo al presidente Zanardelli fu offerto dai cronisti un “modesto ventaglietto di carta” sul quale avevano apposto la firma tutti i rappresentanti della stampa. “Lo terrò tra le mie care memorie, rispose divertito Zanardelli ormai agli ultimi giorni della sua presidenza. Molta acqua è passata sotto i ponti, scrive Frasca Polara dopo aver ricordato che il record di ventagli è detenuto da Giorgio Napolitano per aver ricoperto le cariche di presidente della Camera, di capo dello Stato e anche di unico capo dello Stato rieletto. Un record non facile da battere, a meno che in futuro non ci provi Mario Draghi…

La Grande storia e i suoi dettagli

Un’ultima annotazione: oggi sui ventagli non ci sono più le firme dei cronisti. Sono troppi, più di quattrocento. “Ci vorrebbe – conclude Frasca Polara – non un ventaglio ma un lenzuolo per raccogliere tutte le firme…” È un libro così. Molto intrigante. Che alterna il potente srotolarsi della Storia a episodi di sapide annotazioni in controluce. Dall’ultimo discorso di Giacomo Matteotti prima del suo assassinio da parte dei fascisti, all’ultimo concerto di Toscanini, “la bacchetta che umiliò il duce”. Quindi Churchil nell’ora più buia e poi quando Palmiro Togliatti, dopo l’attentato del luglio 1948, raccomanda ai suoi di “non perdere la testa” mentre Gino Bartali, su sollecitazione di Alcide de Gasperi, va a vincere il Tour de France. Due azioni che , in qualche modo, hanno permesso di abbassare la tensione in un momento drammatico per il Paese.

Poi si parla del pittore Renato Guttuso, della frana che colpì Agrigento, di Tangentopoli con il “mariuolo” beccato con la mazzetta. Ci sono pure Andreotti con “il suo assalto al potere bancario” e l’affare Lockheed con la resa del presidente Giovanni Leone. L’autore non si fa scappare niente.

La personalità e il carattere

Molto gustoso anche l’aneddoto, ben ricordato da Beppe Ceretti, sul carattere fumantino e un pizzico teatrale di Gfp. Dopo una sfuriata nella redazione dell’Unità, Frasca Polara, mostrandosi sdegnato per un misterioso affronto ricevuto, tuonò agli sbalorditi astanti che lui “era nato nello stesso anno, nello stesso mese, nello stesso giorno e nello stesso luogo – la clinica Quisisana – dove era morto dopo grandi sofferenze Antonio Gramsci”.

Un attimo dopo, come se fosse su un ideale palcoscenico, recuperò la calma nel silenzio totale. Intanto però l’aveva detto: che lui e Gramsci in vita e in morte si erano dati il testimone. E che lui anche quel giorno – appena nato – era già sul pezzo. Che dire? Una predestinazione. Un segno del destino. Davanti al quale, a noi umili cronisti, non resta che inchinarsi.

Giorgio Frasca Polara

La tela del cronista. Tessere la storia con la penna in mano

Editore TESSERE, 20 euro

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