LA DATA

22 marzo 1796

Giovanni Battista, Giambattista Bugatti ricopre un ruolo nella storia popolare di Roma, forse qualche citazione in quella importante, quella con la S maiuscola e il suo posticino lo ha con il nome di Mastro Titta, il boia di Roma. Prese servizio il 22 marzo 1796 e concluse la sua “onorata” carriera il 17 agosto 1864. Nel suo libriccino trovarono annotati 516 condannati a morte, un elenco privo di qualsiasi cenno che non fosse un dato statistico. Particolare non di poco conto, Mastro Titta fu il boia dello Stato Pontificio, quello del Vicario di Dio in terra, il portatore di pace, ecc. ecc.

Giovanni Battista Bugatti ufficialmente faceva l’ombrellaio ma era solo una copertura, veniva da Foligno, sempre Stato vaticano era, e dopo aver preso servizio a Roma non si allontanò più dalla città del Papa se non per fare qualche servizietto, tagliare la testa, fuori sede. Visto il suo lavoro aveva casa a Borgo, ovvero a due passi da San Pietro e dal suo datore di lavoro perché non era consigliabile che andasse in giro per la città. Il suo lavoro lo faceva molto coscienziosamente, aveva sempre l’accortezza di confessarsi e comunicarsi, poi indossava il suo mantello scarlatto, sarebbe possibile vederlo al Museo Criminologico di via Giulia a Roma se non fosse che dal primo giugno 2016 è chiuso per “lavori urgenti” senza che si sappia alcunché sulla data di riapertura, e si recava sul luogo delle esecuzioni che potevano essere la piazza di Castel Sant’Angelo, Piazza del Popolo lato Pincio e davanti la chiesa di Santa Maria in Cosmedin. A Roma era famosa la frase “Mastro Titta passa ponte” per dire che qualcuno di lì a poco sarebbe stato giustiziato. Le esecuzioni erano sempre pubbliche e diventavano occasione di spettacolo a cui il popolo accorreva in massa, si era soliti portare i propri figli e al momento topico si rifilava loro un solenne scappellotto in testa come monito a comportarsi bene.

Celebre interprete di Mastro Titta fu Aldo Fabrizi che lo immortalò magistralmente nella commedia musicale di Garinei e Giovannini Rugantino, interpretato da Nino Manfredi. Altra celebre scena dove si vede Mastro Titta all’opera ce l’ha regalata Mario Monicelli nel Marchese del Grillo con l’esecuzione dell’ex prete don Bastiano, interpretato dal bravo Flavio Bucci, diventato brigante.

 

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